La depressione nel bambino e nell’adolescente

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  1. Introduzione
  2. La diagnosi di Depressione
  3. Le caratteristiche della Depressione in base all’età
  4. Le cause della Depressione
  5. Conclusioni

Bibliografia e sitografia

 

  1. Introduzione

Ebbene si, anche i bambini “soffrono” di depressione. Sembra un concetto assurdo perché il disturbo viene spesso associato ad eventi di vita altamente stressanti o corrosivi del benessere quotidiano ai quali la persona, esaurite le energie, soccombe. È possibile quindi che i più piccoli soffrano al pari di un adulto? Purtroppo si. Il bambino però può manifestare il suo disagio attraverso comportamenti differenti a quelli che comunemente associamo alla depressione. Ad esempio, potrebbero verificarsi comportamenti di rabbia o provocatori. Il motivo risiede principalmente nel fatto che i più piccoli hanno capacità emotive e cognitive differenti da un adolescente e da un adulto. Quando descriverò la diagnosi, prenderò infatti in considerazione due modalità diagnostiche: la prima è data da criteri generali che descrivono il disturbo mentre la seconda mostra i sintomi in base all’età. Ciò può aiutare il lettore a fare chiarezza e conoscere meglio i disturbi dell’umore e le loro differenti manifestazioni. I genitori mi chiedono infatti come fare a distinguere un comportamento normale da un comportamento che è sintomo di un disturbo. Quando è consigliabile, quindi, rivolgersi ad uno specialista?

  1. La diagnosi di Depressione

Il processo diagnostico è abbastanza complesso. Sia per il bambino che per l’adolescente bisogna prendere in considerazione la storia di vita (compresa l’eventuale storia medica) e del contesto in cui vive (principalmente famiglia, amicizie ed ambito scolastico). La parola “depressione” è un concetto troppo astratto in ambito diagnostico un po’ come se dicessimo, al medico curante, “ho mal di pancia”. Il disturbo dell’umore viene infatti inquadrato principalmente in tre forme chiamate: “Disturbo Depressivo Maggiore”, “Disturbo Distimico” e disturbo da “Disregolazione dell’Umore Dirompente”*. La caratteristica comune a tutti questi disturbi è la presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da cambiamenti somatici e cognitivi che influenzano in modo significativo la capacità di funzionamento dell’individuo. Ciò che differisce tra di loro è la durata, la distribuzione temporale o la presunta eziologia (APA, 2013):

*La classificazione riportata è quella contenuta del Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali o DSM V (APA, 2013). Per la diagnosi dei disturbi dell’umore viene anche utilizzata la classificazione dell’International Classification of Diseases o ICD-10 (OMS, 1992).

Vediamoli nello specifico:

La caratteristica fondamentale del disturbo di disregolazione dell’umore dirompente è l’irritabilità che si presenta cronica, grave e persistente. Le frequenti esplosioni di collera avvengono tipicamente in risposta a frustrazione e possono essere sia verbali che comportamentali (agiti aggressivi rivolti ad altri, sé stessi o oggetti). Possono avvenire di frequente (in media tre o più volte alla settimana) per almeno un anno e si verificano almeno in due contesti come a casa, a scuola o con i coetanei. Sono inoltre sproporzionate nell’intensità o nella durata se paragonate alla situazione o provocazione che le ha elicitate. Lo stato d’animo che intercorre fra le esplosioni di collera è irritabile o arrabbiato per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno ed è osservabile da altri (ad esempio genitori, insegnanti, coetanei). La diagnosi non va posta per la prima volta prima dei 6 anni o dopo i 18 anni e l’età di esordio avviene prima dei 10 anni. Inoltre, i sintomi non devono verificarsi esclusivamente durante un episodio di disturbo depressivo maggiore e non possono essere meglio spiegati da un altro disturbo mentale (ad esempio disturbi dello spettro autistico, disturbo post-traumatico da stress, ansia da separazione, distimia). Infine, i sintomi non sono imputabili agli effetti fisiologici di una sostanza o ad altre condizioni mediche o neurologiche.

Il Disturbo Depressivo maggiore

Avendo già parlato del disturbo depressivo maggiore, mi permetto di rimandare al testo per approfondimenti (clicca qui). La caratteristica essenziale è data da un periodo di almeno 2 settimane durante le quali sono presenti umore depresso o perdita di interesse o piacere in quasi tutte le attività, quasi tutti i giorni, per la maggior parte della giornata. Nei bambini e negli adolescenti, l’umore può essere irritabile piuttosto che triste. L’individuo deve inoltre sperimentare almeno quattro sintomi aggiuntivi: cambiamenti nell’appetito o nel peso, nel sonno e nell’attività psicomotoria, diminuzione dell’energia, sentimenti di inutilità o di colpa, difficoltà a pensare, concentrarsi o prendere decisioni o pensieri ricorrenti di morte o di idee suicidarie o tentativi di suicidio. I sintomi devono essere causa di disagio clinicamente significativo o compromettere il funzionamento dell’individuo. Non devono essere spiegati attraverso altre patologie o attribuiti agli effetti fisiologici di una sostanza o di un’altra condizione medica.

La Distimia o Disturbo Depressivo Persistente, è caratterizzata da umore depresso presente per la maggior parte del giorno, per molti giorni, per almeno 1 anno. Devono essere presenti ulteriori sintomi quali: mancanza di appetito o iperfagia, insonnia o ipersonnia, perdita di energie o affaticamento, bassa autostima, difficoltà di concentrazione, difficoltà a prendere decisioni, sentimenti di disperazione. I sintomi non possono essere attribuiti ad altre patologie o agli effetti fisiologici di una sostanza o ad un’altra condizione medica.

  1. Le caratteristiche della Depressione in base all’età

Quando parliamo di un disturbo in età evolutiva, è necessario fare delle distinzioni. Tutti noi sappiamo che un bambino di tre anni ha capacità cognitive ed emotive diverse da un ragazzo di dodici. Anche per quanto riguarda la diagnosi di un disturbo psicopatologico, il bambino si comporterà diversamente in base alle capacità cognitive ed emotive acquisite (Di Pietro, 2013). Riporterò quindi di seguito estratti delle linee guida SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) che descrivono le principali manifestazioni comportamentali ed emotive del soggetto in base all’età (SINPIA, 2007):

Età prescolare:

I bambini depressi sono bambini tristi, consapevoli di esserlo, anche se possono negarlo o esprimerlo in maniera paradossale o poco chiara; sono preoccupati, chiedono spesso se si vuol loro bene, ma non riescono ad esprimere il proprio bisogno. Sono bambini che non si divertono e/o non investono nel gioco e nelle attività previste per l’età (video-games, sports, attività con amici), sono annoiati. Possono essere oppositivi e manifestare una compromissione delle prestazioni scolastiche. Alcuni bambini possono presentare un quadro più grave, simile alla depressione dell’adulto, caratterizzato da vera e propria anedonia, con perdita di entusiasmo nel gioco e in risposta ad eventi gioiosi. Sono relativamente frequenti le preoccupazioni e le fantasie sul tema della morte, che compaiono in maniera eccessivamente precoce o atipica. L’umore depresso include tristezza, pianto, irritabilità con perdita di piacere/interesse per le attività quotidiane. Sono frequenti scarso appetito, problemi di sonno e, talora, anche un rallentato sviluppo fisico. Sono maggiormente capaci di riferire il sentimento di sentirsi poco amati, la perdita di speranza, le lamentele somatiche, le ansie, le preoccupazioni e le difficoltà di concentrazione (SINPIA, 2007). Di seguito i principali sintomi:

Età < 3 anni 3-5 anni
  • Pianto eccessivo
  • Irritabilità
  • Disturbi del sonno
  • Alterazioni delle abitudini alimentari
  • Alterazioni della motricità (rallentamento o irrequietezza)
  • Ritardo o regressione psicomotoria
  • Disturbi psicosomatici (vomito, diarrea, asma, dermatite, alopecia, ecc)
  • Difficoltà a raggiungere il peso previsto per l’età
  • Scarso contatto visivo
  • Ridotta mimica facciale
  • Assenza del sorriso sociale
  • Scarsa curiosità, scarsa esplorazione
  • Scarso interesse per il gioco
  • Auto/etero aggressività
  • Alterazioni del tono dell’umore (tristezza, irritabilità, appiattimento dell’affettività); il bambino apparire amimico, eccessivamente capriccioso, scontroso, imbronciato; l’irritabilità può manifestarsi con atteggiamenti provocatori di sfida, oppositività, disubbidienza, scatti di collera, aggressività, pianto immotivato
  • Anedonia, ovvero riduzione o perdita di interesse e/o piacere nel gioco o per altre attività risultate prima piacevoli.
  • Lamentele somatiche (vomito, asma, dermatite, allergie, dolori addominali, cefalea, alopecia)
  • Mondo immaginativo e giochi di fantasia caratterizzati da contenuti di fallimento, dolore, distruzione gioco monotono e ripetitivo
  • Comportamenti auto/eteroaggressivi con facilità agli acting-out, esposizione ai pericoli e facile tendenza agli incidenti
  • Dipendenza e ansia: spesso si instaura un legame molto stretto con la madre, evidenziando atteggiamenti tipo piagnucolare o aggrapparsi in modo adesivo o con sintomi tipici di un disturbo d’ansia da separazione
  • Sentimenti di inadeguatezza e di inferiorità, insicurezza, con bassa tolleranza alle frustrazioni, tendenza a ritirarsi dinanzi alle difficoltà e necessità di rassicurazioni e gratificazioni
  • Tendenza a richiedere scuse per minime infrazioni, difficoltà di socializzazione con progressivo evitamento sociale: il piccolo appare timido, chiuso, imbarazzato, preferisce stare da solo o con gli adulti
  • Disturbi del sonno: difficoltà di addormentamento, incubi frequenti e terrori notturni
  • Alterazioni del comportamento alimentare: anche coprofagia o pica
  • Variazioni del peso: difficoltà a raggiungere il peso previsto per l’età
  • Perdita di abilità già acquisite in diversi ambiti (motorio, linguistico, cognitivo, controllo sfinterico)
  • Eeccesso o riduzione dell’attività motoria
  • Stanchezza eccessiva
  • Riduzione dell’iniziativa verbale con una scarsa tendenza a comunicare
  • Apatia
  • Difficoltà di attenzione
  • Enuresi e/o encopresi

Fonte, SINPIA 2007

Età scolare:

In età scolare e preadolescenziale il bambino con disturbo depressivo ha una maggiore capacità di verbalizzare e di condividere i propri sentimenti con altre persone. Pertanto, oltre ai sintomi presenti nella fascia di età precedentemente descritta, possono essere presenti i seguenti sintomi (SINPIA, 2007):

6- 11 anni 12-18 anni
  • Tendenza ad esprimere l’umore depresso nei giochi, nei sogni e nei disegni: emergono fantasie di morte, bassa autosima, sentimenti di perdita e di abbandono, sensi di colpa, sentimenti di non essere amato o di essere rifiutato dagli altri
  • Tendenza ad annoiarsi in attività piacevoli per l’età o risultate precedentemente piacevoli (es. attività sportive, in gruppi, videogames, etc)
  • Difficoltà relazionali con i coetanei e resistenza a nuove esperienze, con tendenza all’isolamento sociale
  • Problemi comportamentali: protesta, aggressività, oppositività, iperattività, impulsività, bullismo, tendenza alla menzogna, messa in atto di fughe
  • Rallentamento e goffaggine
  • Difficoltà scolastiche: il rendimento scolastico può calare per instabilità attentiva, difficoltà di concentrazione e facile stancabilità, con conseguenti insuccessi scolastici che possono determinare un ulteriore abbassamento dell’autostima, aumentata autocritica, sensi di colpa e ritiro sociale
  • Lamentele somatiche (vomito, asma, dermatite, alopecia, dolori addominali, cefalea, dolori diffusi, ecc)
  • Pensieri di morte. Possono essere presenti, anche se raramente, ideazione suicidaria e tentativi di suicidio
  • Appaiono più spesso scontenti o insoddisfatti o apatici per periodi prolungati
  • Alterazioni del tono dell’umore. Le fisiologiche fluttuazioni dell’umore, tipiche di questa età, possono rendere più difficile la diagnosi, tuttavia sono più intense; in questa fascia di età le maggiori capacità introspettive e la consapevolezza di sé permettono una maggiore espressione verbale dei propri stati d’animo
  • Anedonia
  • Passività sia motoria sia ideativa, sino all’apragmatismo: scarsa iniziativa, perdita degli interessi, calo del rendimento scolastico, disorganizzazione delle funzioni cognitive (ritardo o perdita delle capacità astrattive)
  • Sentimenti di inferiorità: bassa autostima, sensi di colpa,  sentimenti di incomprensione, di sfiducia e di perdita di speranza
  • Preoccupazioni per l’aspetto fisico
  • Isolamento sociale con cambi frequenti di amicizie
  • Disturbi somatici (cefalea, dolori diffusi, ritardo della pubertà, disturbi neurovegetativi, etc)
  • Perdita di energia, stanchezza
  • Sentimenti di onnipotenza che portano a reazioni aggressive e a passaggi all’atto: fughe da casa o da scuola, comportamenti antisociali
  • Abuso di alcool o droghe
  • Pensieri di morte, ideazione suicidaria, tentativi di suicidio
  • Sintomi psicotici: deliri ed allucinazioni, generalmente congrui con il disturbo dell’umore (udire voci di biasimo o voci che inducono al suicidio, deliri di colpa o indegnità). Le forme associate a sintomi psicotici sono particolarmente gravi, più frequentemente ricorrenti, più resistenti ai trattamenti, e più spesso associate a disturbo bipolare. Il rischio suicidario è, in queste forme, particolarmente elevato.

Fonte, SINPIA 2007

  1. Le cause della Depressione

Come nell’adulto, anche nel bambino possiamo deputare le cause del disturbo a fattori biologici, psicologici, sociali e/o ambientali. In alcuni casi la causa può essere specifica come un evento scatenante o una serie di fattori stressanti (ad esempio un lutto, una aggressione, un cambiamento di vita, ecc.) ma in altri casi è difficile individuare una causalità lineare in quanto avviene una graduale deflessione dell’umore. L’esperienza clinica insegna che i disturbi depressivi possono sorgere per più fattori che interagiscono fra loro. Nello specifico:

  • Fattori biologici: numerosi studi individuano il rischio di sviluppare disturbi dell’umore se già presenti in famigliari. Le ricerche si sono maggiormente concentrate in campo genetico, neuroanatomico e neurochimico (Kalin 2017, McCrory 2017, Tandon 2017).
  • Fattori psicologici, sociali e/o ambientali: ad esempio maltrattamenti, abusi, malattia grave e/o prolungata sia del soggetto che di un famigliare, depressione post-partum materna, conflitti famigliari, isolamento sociale, condizione di immigrazione, istituzionalizzazione, estrema povertà, stili educativi controllanti e ambivalenti, scarso sostegno famigliare all’autostima, fallimenti scolastici, forti delusioni nelle relazioni con i pari, vittime di bullismo, tratti temperamentali del soggetto, scarso senso di autostima e di autoefficacia (AAVV 2016, Di Pietro 2013, SINPIA 2007).

Gli esempi appena descritti sono solo alcuni dei fattori che potrebbero far sorgere un disturbo depressivo nel bambino e nell’adolescente. È bene trattare l’argomento considerando la sua complessità non solo per le caratteristiche del disturbo in sé ma anche per la diversità nella quale si presenta in base alle fasce d’età.

  1. Conclusioni

Al tenace lettore che ha avuto il coraggio di leggere sin qui e non si è smarrito fra un sintomo e l’altro, non parlerò del trattamento in quanto anch’esso cambia in base all’età del soggetto e, pertanto, in base al suo periodo di sviluppo. Inoltre, soprattutto quando si tratta di bambini, il lavoro deve essere costruito in base alle capacità dello stesso, alle modalità comportamentali, alle sue preferenze, ecc.

In caso vi sia il dubbio di un disturbo dell’umore, è fondamentale una corretta e precoce diagnosi. L’urgenza è dovuta a due fattori principali: il primo, abbastanza scontato, è legato alla sofferenza che deve essere ridotta il prima possibile mentre il secondo è dovuto alla possibilità che il disturbo provochi un “effetto a cascata” riperquotendosi sullo sviluppo psicologico. Immaginiamo, ad esempio, che il bambino stia vivendo uno stato di sofferenza che lo limita nell’inserimento sociale, nel rendimento scolastico/sportivo e/o nelle relazioni familiari. Con il trascorrere del tempo, potrebbe strutturarsi un pensiero distorto, dovuto a quanto sta vivendo in questo periodo di vita così complesso e doloroso. Le conseguenze si possono riflettere sul piano cognitivo, relazionale, emotivo e/o affettivo.

La struttura di un pensiero basato sul disagio può condurre inoltre allo sviluppo di ulteriori disturbi psicologici. Infine la depressione può coesistere con altre patologie sia di ordine psicologico che medico. Bisogna pertanto rivolgersi al medico di riferimento o allo specialista per chiarire eventuali dubbi sul comportamento anomalo del proprio figlio.

 

 


 

Bibliografia e Sitografia

  • AAVV, a cura di Fabbro N. Psicoterapia con i bambini e le famiglie. Interventi Cognitivo-Comportamentali in età evolutiva. Ed. Libreria Cortina Milano (2016).
  • APA (American Psychiatric Association). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th edition). Ed. American Psychiatric Publishing (2013). Edizione italiana: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Ed. Libreria Cortina Milano (2014).
  • Di Pietro M. e Bassi E. L’intervento Cognitivo-Comportamentale per l’età evolutiva. Strumenti di valutazione e tecniche per l’intervento. Ed. Erikson (2013).
  • Kalin NH. Mechanisms underlying the early risk to develop anxiety and depression: A translational approach. Eur Neuropsychopharmacol. 27(6):543-553 (2017).
  • McCrory EJ, Gerin MI, Viding E. Annual Research Review: Childhood maltreatment, latent vulnerability and the shift to preventative psychiatry – the contribution of functional brain imaging. J Child Psychol Psychiatry 58(4):338-357 (2017).
  • OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). The ICD-10 Classification of Mental and Behavioral Disorders: Clinical Descriptions and Diagnostic Guidelines (10th revision) (1992). http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/37958/8/9241544228_eng.pdf
  • SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza). I disturbi depressivi in età evolutiva. Linee guida diagnostiche-terapeutiche-gestionali. Approvate CD SINPIA (2007) http://www.sinpia.eu/atom/allegato/362.pdf
  • Tandon M, Giedinghagen A. Disruptive Behavior Disorders in Children 0 to 6 Years Old. Child Adolesc Psychiatr Clin N Am. 26(3):491-502 (2017).

 

Dott.ssa Elisa Negro

Psicologo – Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

Dottore di Ricerca in Neuroscienze Cliniche

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