Il Disturbo di Panico

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  1. Introduzione
  2. Diagnosi
  3. Vivere “con il panico”
  4. Trattamento
  5. Consigli

Bibliografia

 

  1. Introduzione

Nella pratica clinica, il disturbo di panico è uno dei motivi più frequenti per i quali viene contattato uno specialista. Per quanto sia estremamente discusso e conosciuto, chi affronta la prima volta questo disturbo vive inizialmente un sentimento di confusione e, successivamente, la paura che possa ripresentarsi. Come mai? Un cliente aveva raccontato la sua sensazione paragonandola ad un ponte tibetano danneggiato.

La persona deve andare avanti ma sa che prima o poi potrebbe rompersi un asse e cadere nel vuoto.

  1. Diagnosi

Dobbiamo fare una premessa. Parlando di “panico” ci riferiamo ad un disturbo d’ansia. Inoltre dobbiamo distinguere “l’attacco di panico” dal “disturbo da panico”. Con il primo intendiamo un episodio mentre con il secondo definiamo episodi ricorrenti. Infine, il panico può essere aggravato da quella che viene chiamata “agorafobia”. Si tratta del timore di spazi all’aperto (es. piazze) o trovarsi tra la folla (es. cinema, supermercati, concerti, ecc.) in quanto questi luoghi non renderebbero agevole l’eventuale fuga o un eventuale soccorso. Come definire quindi l’attacco di panico?

Nel momento in cui si effettua una diagnosi lo specialista utilizza la classificazione proposta dal DSM-V o Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders* (American Psychiatric Association, 2014) nel quale sono elencati i disturbi mentali ed i relativi sintomi. Nel caso dell’attacco di panico, parliamo di “un periodo preciso di intensa paura o disagio, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti”:

  • palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori fini o a grandi scosse
  • dispnea o sensazione di soffocamento
  • sensazione di asfissia (mancanza d’aria)
  • dolore o fastidio al petto
  • nausea o disturbi addominali
  • sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
  • derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi)
  • paura di perdere il controllo o di impazzire
  • paura di morire
  • parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
  • brividi o vampate di calore.

Le persone che hanno sviluppato un attacco di panico sono a conoscenza che si può presentare in differenti momenti della giornata, situazioni, stati d’animo. Di norma, i sintomi provati da un soggetto sono sempre gli stessi ma non è detto che, in altri periodi di vita, il disturbo non si presenti con sintomi diversi. Nel momento in cui termina l’attacco di panico è possibile che compaiano ulteriori manifestazioni fisiche. Ad esempio spossatezza, confusione, sbandamento, vertigini. Potrebbero comparire manifestazioni psicologiche come paura che si possa presentare nuovamente, preoccupazione su quanto è accaduto, sensazione di impotenza e di mancanza di controllo.

Facciamo una precisazione. Aver sviluppato alcuni di questi sintomi non vuol dire aver sofferto di un attacco di panico. Come detto in precedenza parliamo di “panico” nel momento in cui vi è la presenza di almeno 4 di questi. Se si verificano meno di 4 sintomi, siamo di fronte a quella che viene chiamata crisi d’ansia o attacco di panico paucisintomatico.

*Per classificare i disturbi mentali può essere utilizzato il ICD-10 (International Classification of Diseases-Organizzazione Mondiale della Sanità)

  1. Vivere “con il panico”

Utilizzo il titolo “vivere con il panico” perché, nel momento in cui il disturbo si presenta, la paura di una sua successiva manifestazione è tale da influenzare molti aspetti della vita quotidiana. Per comprendere il motivo, ecco le principali caratteristiche di questo disturbo:

  • Si manifesta improvvisamente e rapidamente.
  • La persona ha la spesso la sensazione di impazzire o morire a causa di quello che, soprattutto nelle prime manifestazioni, crede sia un problema cardiologico o neurologico.
  • In alcuni casi la persona nota dei motivi scatenanti mentre, in altri, non sa spiegare il motivo del disturbo il quale può anche insorgere durante il sonno.
  • Possono raggiungere il picco massimo di intensità durante i primi 10 minuti ma perdurare e risolversi fino ad un’ora.

Il fatto che questo malessere sia caratterizzato da una insorgenza improvvisa ed inaspettata nella maggioranza dei casi, rende questo disturbo estremamente angosciante per chi ne soffre. Inoltre, i sintomi prima descritti sono analoghi a quelli che possono manifestarsi in gravi patologie come disturbi cardiocircolatori o cerebrali. Un ulteriore fattore che aggrava la preoccupazione a riguardo di questa patologia è il tempo di remissione il quale è spontaneo ma può perdurare, mediamente, fino a venti minuti. Questo lasso di tempo, è pressochè interminabile per la persona che sta soffrendo. Inoltre, al termine del sintomo sono possibili disturbi secondari caratterizzati anch’essi da manifestazioni fisiche e psicologiche. Cosa accade quindi alle persone che hanno un disturbo ricorrente di questo genere?

CONSEGUENZE PIU’ DIFFUSE

Ansia  anticipatoria o “paura  della  paura” legata al terrore che possa presentarsi un ulteriore attacco
Irritabilità
Cambiamento delle proprie abitudini quotidiane
Evitamento di determinate situazioni al fine di prevenire gli attacchi
Limitazioni della propria libertà
Influenza negativa in rapporti sociali, familiari, di coppia, lavorativi, sportivi, scolastici
Depressione
Agorafobia
Ipocondria
Spese sanitarie per visite ed esami diagnostici
Diminuzione dell’autostima
  1. Trattamento

Il panico è un disturbo psicologico specifico che può manifestarsi come unica patologia, secondario/conseguente ad un’altra patologia o in concomitanza con un altro disturbo. Si consiglia pertanto di effettuare una visita medica per escludere che i sintomi precedentemente descritti non siano dovuti a patologie di altro genere.

Il trattamento degli attacchi di panico o del disturbo da panico con o senza agorafobia può essere effettuato attraverso un intervento farmacologico, psicoterapeutico o entrambi. La visita stabilirà il metodo più adeguato da consigliare al cliente.

La psicoterapia riconosciuta come più efficace per il trattamento del disturbo di panico è la terapia Cognitivo-Comportamentale. Il trattamento si concentra sugli aspetti che vengono colpiti nel panico quali il pensiero, il comportamento e i sintomi fisici. Oltre al lavoro effettuato in studio, il cliente verrà aiutato a promuovere dei comportamenti più adeguati nel quotidiano. Per raggiungere questo obiettivo, oltre al lavoro svolto con lo specialista, verranno insegnate delle tecniche così che la persona abbia gli strumenti necessari per affrontare il problema in autonomia.

  1. Consigli

Il panico è un disturbo che dovrebbe essere affrontato all’esordio. Nella pratica clinica, incontro persone che si rivolgono a me dopo anni di sofferenza il chè rende il trattamento più complesso. Consiglio pertanto di non sottovalutare questo disturbo e rivolgersi ad uno specialista il prima possibile. Consiglierei inoltre di non praticare una cura “fai da te” attraverso farmaci reperiti da conoscenti. Sconsiglio inoltre di addentrarsi nel mondo dei trattamenti alternativi che non si basano su un metodo di comprovata efficacia. Rivolgetevi al vostro medico di fiducia per effettuare una visita e ricevere adeguati consigli su come agire.

Bibliografia

  • APA-American Psychiatric Association, Ed. it. Massimo Biondi (a cura di), 2014. DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Raffaello Cortina Editore
  • ScHARR-School of Health and Related Research, 2004. Clinical Guidelines for the Management of Anxiety: Management of Anxiety (Panic Disorder, with or without Agoraphobia, and Generalised Anxiety Disorder) in Adults in Primary, Secondary and Community Care, London: National Collaborating Centre for Primary Care (UK)

Dott.ssa Elisa Negro

Psicologo – Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

Dottore di Ricerca in Neuroscienze Cliniche

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