L’ ansia sociale nel Bambino e nell’Adolescente

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  1. Introduzione
  2. Sintomi
  3. Diagnosi
  4. Trattamento
  5. Consigli

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  1. Introduzione

Abbiamo già definito l’ansia e le sue manifestazioni (per approfondimento clicca qui). Il disturbo d’ansia è estremamente diffuso e si manifesta a tutte le età, anche nell’infanzia. Spesso il disturbo d’ansia in età evolutiva viene sottovalutato. I comportamenti del bambino o dell’adolescente vengono infatti interpretati come manifestazioni di timidezza, introversione o tratti di personalità. Il bambino e l’adolescente vivono una fase di “apprendimento della vita” il chè comporta non poche preoccupazioni e situazioni ansiogene. È pertanto normale che attraversino periodi di preoccupazione relativa ad alcuni aspetti della vita o situazioni specifiche (es. confronto con i pari, prestazioni scolastiche, allontanamento dai genitori). Se il problema perdura o diventa tale da interferire con le attività di vita quotidiane, è bene consultare uno psicologo o il medico di riferimento.

  1. Sintomi

Cosa nota il genitore o chi osserva il bambino? Di solito, un bambino o un adolescente che soffre di disturbo d’ansia sociale manifesta i sintomi a scuola, con gli amici, nelle attività sportive e/o in famiglia. E’ molto preoccupato di sbagliare, di mostrare un’immagine negativa di sé, di essere rifiutato dagli altri. I sintomi possono manifestarsi in maniera evidente oppure oscillare fra comportamenti adeguati o meno. Possono inoltre variare notevolmente da bambino a bambino ma presentano tre aspetti comuni: il pensiero, il comportamento e le reazioni fisiologiche. Ecco alcuni esempi:

PENSIERO COMPORTAMENTO REAZIONI FISIOLOGICHE
Convinzioni irrazionali Evitamento di situazioni ansiogene Eccessiva sudorazione
Interpretazioni errate di situazioni Ricerca di conferme Tremori
Preoccupazioni eccessive Isolamento Tachicardia
Autosvalutazione Scoppi di ira Disturbi gastrointestinali
Bassa autostima Comportamenti oppositivi Rossore in viso
Difficoltà di concentrazione Giochi solitari Tensione muscolare
Difficoltà a memorizzare Paura di parlare in pubblico Cefalea
Difficoltà di apprendimento Difficoltà relazionali Disturbi del sonno

Il disturbo d’ansia sociale dovrebbe essere diagnosticato e trattato all’esordio. In caso contrario potrebbe comportare la reiterazione di pensieri e comportamenti disfunzionali che andrebbero incontro al consolidamento. Il disturbo potrebbe quindi perdurare ed aggravarsi in età adulta influenzando le scelte scolastiche, lavorative, interpersonali e la promozione di sé stessi.

Di solito, un bambino o un adolescente che soffre di ansia sociale, mette in atto meccanismi di “evitamento” della situazione ansiogena. Non sempre, però, questi comportamenti sono chiari ed evidenti. Ad esempio, il bambino o l’adolescente che eviterà di partecipare alla gita scolastica manifestano un comportamento oppositivo, consentirà al genitore di capire che l’evento è fonte di stress; vi può essere il caso in cui, al contrario, il bambino o adolescente partecipa alla gita ma trascorre il tempo in solitudine. In questo caso viene adottano un comportamento di evitamento ma non è evidente al genitore.

  1. Diagnosi

Nel bambino e nell’adolescente, come nell’adulto, bisogna valutare se il problema riferito sia un disturbo d’ansia di per sé/primario oppure secondario ad altre problematiche. La fase di valutazione varia in base all’età. Di norma si effettua un colloquio con i genitori per raccogliere la storia di vita e per comprendere il problema presente. In questa sede si raccolgono inoltre eventuali documentazioni specialistiche pregresse. In accordo con i genitori, si può concordare un eventuale colloquio con gli insegnanti. Un secondo colloquio verrà svolto con il bambino/adolescente ed un colloquio finale verrà stabilito per esporre quanto osservato e consigliare il metodo di trattamento più opportuno. Durante la fase valutativa, potrebbero essere somministrati dei diari o dei test.

  1. Trattamento

In base all’età del bambino/adolescente il coinvolgimento dei genitori nel trattamento è molto importante. Verranno infatti insegnate delle tecniche così da poterle ripetere nel quotidiano, consegnati dei diari nei quali registrare i comportamenti del figlio, date delle schede di monitoraggio dei progressi. Durante le sedute, il terapeuta lavorerà sugli aspetti nei quali si manifesta il disturbo ossia il pensiero, il comportamento e le reazioni fisiologiche.

Il pensiero: si andrà ad analizzare come viene valutata una situazione, l’interpretazione, le conseguenze ed il comportamento che viene messo in atto. Il pensiero, influenzato dalla paura, è disfunzionale crea cioè un disagio emotivo. Durante le sedute verrà quindi analizzata la modalità di pensiero relativa le situazioni che creano ansia. Verrà inoltre insegnato un metodo di interpretazione della situazione più adattivo.

Il comportamento: nel momento in cui il bambino/adolescente avrà imparato a valutare le situazioni in maniera adattiva, si insegnerà ad affrontare gradualmente la situazione che crea ansia. È fondamentale che il lavoro svolto sul pensiero abbia una verifica pratica.

Le reazioni fisiologiche: sono normali risposte dell’organismo ad uno stimolo che crea paura. Spesso però sono fonte di preoccupazione nel momento in cui vengono avvertite dalla persona. Si insegnerà quindi cosa sono, come si manifestano e come intervenire per tornare ad uno stato di tranquillità.

  1. Consigli
  • Il primo consiglio è osservare il proprio figlio durante la crescita e riconoscere un eventuale problema. Capita infatti di sottovalutare uno stato d’animo anche se esso perdura nel tempo. Se vi trovate in una situazione di incertezza, potete confrontarvi con il medico di fiducia o con uno specialista psicologo.
  • Bisogna aiutare il proprio figlio ad “imparare cos’è la vita”. Bisogna lasciare che il figlio sperimenti per poter imparare e sviluppare capacità di adattamento e promozione di sé stesso. Nella vita, gli errori sono fondamentali perché insegnano. Il genitore dovrebbe essere un attento osservatore, presente al momento giusto.
  • La socializzazione con i pari è fondamentale. Cercate di creare situazioni in cui il bambino può sperimentarsi a confronto con gli altri. Per i più piccoli, che non mostrano ancora l’interesse all’interazione, mantenete comunque gli aspetti sociali. Il bambino impara osservando e questo vale anche per i più piccolini.
  • Le risorse cognitive ed emotive per capire e spiegare le proprie sensazioni si sviluppano nel tempo soprattutto dall’età scolare. In precedenza, il bambino, non avrà gli strumenti adeguati per capire e, sopratutto, spigare cosa gli stia accadendo e comunicherà utilizzando il comportamento. Facciamo quindi attenzione a cambiamenti comportamentali e, quando il bambino sarà più grande, parliamo insieme a lui delle sue preoccupazioni.
  • Se il bambino riferisce le proprie paure, spieghiamo che è normale avere paura e tentiamo di trovare una soluzione insieme. La rassicurazione di per sé, non è uno strumento efficace perché non aiuta a risolvere il problema. Inseritela in un contesto di discussione dove analizzate quanto accade, cosa pensa il bambino e lavorate per affrontare la paura. Potete anche portare esempi accaduti a voi stessi così da mostrare al bambino che ciò che prova è uno stato d’animo normale.
  • Rinforzate i successi piuttosto che i fallimenti. Quando vostro figlio ottiene un obiettivo (es. un buon voto a scuola, una buona performance sportiva, ecc.) enfatizzate le sue capacità facendogli notare in cosa è stato bravo. Quando sbaglia invece, insegnategli che l’errore è una fonte preziosa per imparare, non un fallimento. Potete quindi discutere insieme come affrontare al meglio la situazione in futuro in base a quanto appreso.
  • Affrontare una paura deve essere un processo graduale. Se immaginiamo una scala, vediamo l’obiettivo finale in cima ma bisogna costruire le tappe per poterlo raggiungere. Premiate quindi i piccoli cambiamenti che vostro figlio ottiene mostrando la vostra felicità ed enfatizzando la sua capacità nel saper affrontare il problema.
  • Parlate con maestre e professori. La collaborazione dell’insegnante è fondamentale in quanto è una persona qualificata, con esperienza ed è a contatto con vostro figlio per molte ore durante la giornata.

 

Dott.ssa Elisa Negro

Psicologo – Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

Dottore di Ricerca in Neuroscienze Cliniche

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